BREXIT: Il Regno Unito lascia l’Unione Europea. Come siamo arrivati fino a qui e cosa succederà adesso?

Il percorso per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è durato quasi quattro anni: il 23 giugno 2016 i cittadini britannici hanno votato leave al Referendum indetto in seguito ad intensi negoziati e il 29 marzo 2017 la Gran Bretagna ha formalmente notificato al Concilio Europeo la sua volontà di abbandonare l’Unione.

Da allora sono iniziati i negoziati tra UE e Gran Bretagna, durante i quali entrambe le parti si sono impegnate a preservare i loro interessi economici e dei rispettivi cittadini. Il 17 ottobre 2018 il Concilio Europeo ha ratificato:

  • la prima bozza di accordo di recesso (Withdrawal Agreement, nel quale vengono definiti i termini dell’uscita della Gran Bretagna dall’UE)
  • la dichiarazione politica (Political Declaration, che delinea i futuri rapporti tra le parti in particolare nel campo degli accordi commerciali ed economici, di sicurezza e cooperazione)

Brexit: l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea

Finalmente il 31 gennaio 2020 il Consiglio Europeo ha firmato l’accordo sul recesso della Gran Bretagna e Irlanda del Nord dall’UE e dalla Comunità Europea dell’Energia Atomica.

Da questo momento il Regno Unito è considerato paese terzo.

Inizia il periodo di transizione che durerà fino al 31 dicembre 2020 con lo scopo di dare più tempo ai cittadini e alle imprese di entrambe le parti di adattarsi ai cambiamenti. Questo può essere esteso di 1 o 2 anni, nel caso tale necessità venga ratificata da entrambe le parti entro il 1 luglio 2020.

Durante il periodo di transizione il Regno Unito sarà ancora tenuto ad applicare la normativa comunitaria e continuerà a contribuire al budget, ma non sarà più rappresentato a livello istituzionale e non avrà dunque la possibilità di influenzare le future decisioni dell’Unione.

Brexit e i finanziamenti europei

Per quanto riguarda la partecipazione ai programmi di finanziamento europei, fino al 31 dicembre 2020 la Gran Bretagna potrà continuare a ricevere finanziamenti per i progetti già approvati e continuare a presentare proposte a valere sui programmi e le attività finanziate nell’ambito del quadro finanziario pluriennale 2014-2020 (Multiannual Financial Framework, bilancio settennale che fissa i limiti di spesa nei diversi settori di attività dell’UE).

Se il periodo di transizione verrà esteso, il Regno Unito comunque non potrà partecipare ai programmi finanziati dal prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, e anzi sarà tenuto a contribuire finanziariamente (con un importo ancora da accordare) al bilancio dell’Unione in quanto durante il periodo di transizione continuerà a partecipare al Mercato Singolo e a riceverne i benefici.

Le negoziazioni tenute fino ad ora per la ratifica della dichiarazione politica, si sono concentrate in particolare sulla protezione degli interessi e dei diritti dei cittadini europei nel Regno Unito e dei cittadini britannici in altri Stati Membri, sugli oneri finanziari del Regno Unito: da un lato, in merito alla mobilità delle persone durante le passate negoziazioni, il Parlamento Europeo ha insistito molto per escludere l’obbligo del visto per le visite di breve durata e per permettere ai cittadini europei e britannici di continuare a vivere e lavorare dove sono ora.

Dall’altro lato, gli interessi economici sono stati tutelati prevedendo un accordo di libero scambio e un’ampia cooperazione settoriale. Non sono previste tariffe, dazi o restrizioni alla quantità della merce che verrà immessa nei reciproci mercati, sempre nel rispetto del mercato unico europeo e dell’unione doganale da una parte, e dell’indipendenza commerciale del Regno Unito dall’altra.

Regno Unito e Unione Europea: quale futuro?

Nonostante il percorso verso l’uscita si stia avviando al termine, questa non sarà la fine della cooperazione. Le parti infatti si impegneranno a lavorare insieme su un ulteriore accordo per il quale si prevede a breve l’inizio delle negoziazioni e che si concentrerà su settori trasversali quali:

  • la lotta ai cambiamenti climatici
  • gli scambi commerciali
  • la lotta al terrorismo
  • la ricerca
  • l’educazione

Come accaduto fino ad ora, qualsiasi futuro accordo può entrare in vigore solo se ratificato da Parlamento e Concilio, ma a differenza delle procedure passate è possibile che l’accordo, se in relazione alle future competenze condivise, dovrà essere approvato anche dai parlamenti nazionali e dal Regno Unito, a ricordarci che l’uscita di uno Stato Membro è un processo che riguarda tutta l’Unione, gli Stati Membri, le aziende, le istituzioni ma soprattutto i singoli cittadini.